La lingua dell’anima

Duke Lindemann

Hanno uno sguardo diverso.
I musicisti, intendo. Quelli veri.
Quelli veri li riconosci dallo sguardo. Non dal fatto che hanno suonato davanti a 80.000 mila persone o davanti a meno di una manciata. Se hanno o non hanno dischi di platino appesi in corridoio. Quelli veri hanno qualcosa di diverso nello sguardo.
E’ uno sguardo di chi cerca sempre qualcosa. Dentro e fuori di sé.
Ascoltano anche con gli occhi, perché vedono la musica ovunque. La vedono anche nell’aria: dove la maggior parte delle persone non la vede.
Uno sguardo sospeso, che vuole trasformare sensazioni in musica.
La musica non è come un quadro. Un quadro una volta finito, viene esposto.
In base al tuo stato d’animo, ci leggerai qualcosa di diverso. Ma il quadro è sempre quello.
La musica no.
Un brano viene registrato. In base al tuo stato d’animo, ti regalerà emozioni differenti.
Ma un brano viene anche suonato dal vivo. E non sarà mai uguale a se stesso.
Mai.
Perché il musicista non è lo stesso o perché lo stesso musicista non lo suonerà mai nello stesso modo. Nemmeno l’autore lo farà. Troverà sempre il modo di fargli dire qualcosa in più o in meno. O di diverso.
La musica è in continuo divenire. Apparentemente uguale, sempre diversa.
Sempre a confondere se stessa. E’ aria che comunica. Che si muove.
Il cervello del musicista è uguale. Sempre in divenire. Pensa in musica.
Il cervello del musicista non può fermarsi mai. Deve avere a che fare con la propria disperazione per poter comunicare. Sempre diversa. Sempre in evoluzione. Sempre in cerca di un pezzo della propria anima da vomitare in note. E le note sembrano non finire mai o non essere mai sufficienti. Il cervello del musicista cerca ogni volta la perfezione, sapendo perfettamente che sta solo alimentando la propria disperazione. Unica ed indispensabile come il pentagramma.
Il cervello del musicista deve scavare dentro se stesso e trovare il modo di dialogare con i propri demoni per farne uscire qualcosa che dica: sono io, sono qui. Puoi capirmi?
La maggior parte della gente non lo farà. Non ci riuscirà veramente, perché ne coglierà solo una minima parte: forse quella che le fa muovere il culo o battere le mani.
Un musicista vero è sostanzialmente un disadattato sociale. Se ne frega di come lo percepisce la gente. Gli frega solo di stare con il proprio strumento, sentirlo addosso, come un’estensione del proprio corpo. Dialogare con lui.
Il musicista vero non amerà mai nessuno più della propria necessità di farlo parlare.
Un soggetto tremendamente ingestibile per molti. Tremendamente affascinate per pochi.
Essere un musicista vero è la condanna più severa che si possa vivere.
La benedizione più alta che si possa ricevere.

Photo: Anna Santoro

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Duke Music - Luca "Duke" Lindemann - ©2018